Pignatelli, Faustina

Dizionario storico delle scienze naturali a Napoli dal Rinascimento all’Illuminismo


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Faustina Pignatelli, principessa di Colubrano (Napoli 1705 – Napoli 1785), coltivò la matematica, la fisica e altre scienze nel suo salotto napoletano. Fu membro onorario dell’Accademia delle Scienze di Bologna.

Cenni biografici

Figlia di Michele, Patrizio Napoletano detto Duca di Tolve, e di Faustina Caracciolo, poco si conosce della sua biografia, soprattutto della sua educazione giovanile. Le notizie della sua vita sono più certe a partire dal 1723, quando Faustina sposa il Principe di Colubrano, Francesco Carafa e prende in dote il Ducato di Tolve.
Il Principe di Colubrano si rivelerà «un po’ troppo dedito ai piaceri venerei» tanto che, nel 1734, costringerà la consorte a lasciargli i tre figli maschi e a ritirarsi «con le figlie e alcune fanciulle da lei allevate nella virtù» presso il Convento napoletano di Regina Coeli, per rimanervi quattro anni a «covrir lo scandalo». (Ademollo, pag. XXIVn)
Nei primi anni del loro matrimonio, passati quasi sempre nell’«amenissimo Stato di Formicola», presso Capua, i principi di Colubrano fondarono l’Accademia del Caprario «dal monte di tal nome, e dalla valle che gli sta a’ piedi», un ramo della più grande Arcadia Romana, «alla quale si iscrissero gli uomini più chiari che fiorivano allora a Napoli pei buoni studii». (Ceci, 1892, pag. 169) Vi aderirono undici soci oltre al principe stesso, conosciuto con lo pseudonimo Idasio e Faustina definita pastorella del Caprario. Francesco Carafa vi si dilettava a leggere le sue rime che raccolse in un volume nel 1730 per l’avvocato Niccolò Maria di Fusco. In una di queste cantava le nozze con Donna Faustina (Carafa 1730, pag. 61):

O tè felice, a tanta gloria eletta
Della luce goder di sì gran Sole!
E in faccia all’emol tuo, che s’ange, e duole,
Mirarti unita alla Beltà perfetta.
Beltà, che d’ogni ben, che in se ricetta,
A tè sola donar tutt’ella vuole,
E di tante virtù sublimi, e sole
Il composto gentile a tè ne spetta!

Il Principe preferirà al suo “composto gentile” le attrattive delle sue vassalle e Faustina sarà costretta a dividersi dal marito e a rivolgersi al Vicerè Conte di Harrach per convincerlo a pagarle «un conveniente assegno» e per risollevare «i figliuoli abbandonati dal Principe padre nel detto feudo di Formicola, senza maestri, senza persone di servizio, ma in mezzo a quattro donnicciuole.» (Carafa di Colubrano, I-D/6) In seguito, la Principessa dovrà perdonare i trascorsi del marito forse a causa dello scoppio della guerra e della presa del Regno da parte di Carlo III di Borbone: la sua consorte, la Regina Maria Amalia di Sassonia volle a capo della sua Corte proprio lei, «una principessa di tanto senno e così piena di ogni dottrina e d’amore per i civili progressi del regno.» (Ademollo, pag. XXIVn) Faustina riaprì il palazzo al Sedile di Nido, fondato nel XV secolo da Diomede Carafa primo conte di Maddaloni e poi ereditato dal ramo dei Carafa di Colubrano (i discendenti dei Maddaloni non avevano avuto eredi) e ivi fu animatrice del salotto scientifico e letterario, riportando Palazzo Carafa ai vecchi splendori dopo anni di abbandono.
Il Principe morì nel 1746 e donna Faustina gli sopravvisse per altri quarant’anni, utilizzando le ricchezze di famiglia e i favori che godeva a Corte dove era stata elevata al grado di cameriera maggiore della Regina Maria Amalia.
Dopo la sua morte, avvenuta a Napoli nel 1785, cominciò nuovamente la decadenza del palazzo di famiglia: dei suoi tre figli maschi, il primogenito Giuseppe, entrando nell’ordine di Malta, rinunciò ai beni e ai titoli feudali a favore del fratello Michele che vendette tutto ciò che restava nell’antico Palazzo. Il terzogenito, Diomede Casimiro, fu un ecclesiastico di grande cultura.

Contributo alle scienze naturali in Napoli

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Dotta intrattenitrice, nel suo salotto Faustina Pignatelli riuniva spesso studiosi, scienziati, ma anche letterati e poeti. Fece del Palazzo, nel cuore di Napoli antica, un luogo di incontro e di scambio di idee che la vedevano partecipe soprattutto di colte conversazioni sui temi scientifici più attuali. Ne abbiamo notizia dal filosofo Francesco Maria Zanotti, segretario dell’Accademia delle Scienze di Bologna dal 1723 e Presidente dal 1766, che racconta del suo viaggio a Napoli avvenuto nel 1751 lodando le belle e gentili maniere degli abitanti coi quali aveva familiarmente trattato, la loro grande conoscenza scientifica e il raro ingegno. In questo suo scritto, Zanotti aggiunge: «Sol vi dirò, che io vidi quella famosa, e gentile raccoglitrice di tutti i più nobili, e leggiadri ingegni, voglio dire la Signora Donna Faustina Pignatelli Principessa di Colobrano, delle cui lodi io non prenderei a dire, se non se quando mi avessi proposto di non parlar più di altro» (Zanotti 1752, pag. 7) Da quel di Bologna, Zanotti avrà con la dotta napoletana fitta corrispondenza, fino alla fine della sua vita (1769).
Niccolò De Martino, titolare dell’unica cattedra di Matematica all’Università di Napoli dal 21 novembre del 1732, avrà Faustina come sua «alunna in Matematica ed in Filosofia» (Mazzarella, pag. 457) e le dedicherà il suo trattato sulle coniche (1734) e quelli di algebra e geometria analitica del 1737. Insieme al fratello matematico Pietro, Niccolò De Martino aveva introdotto a Napoli le teorie di Isaac Newton, contribuendo ad avviare un acceso dibattito sulle controversie scientifiche che avevano nettamente diviso gli scienziati del tempo. La Principessa di Colubrano, non limitandosi al solo ruolo di padrona di casa, si era inserita con competenza e determinazione nella discussione scientifica e in particolare sulla dibattuta questione della “forza viva” che all’epoca contrapponeva cartesiani e leibniziani. La tesi cartesiana sosteneva che la forza viva si misurava moltiplicando la massa di un corpo per la velocità mentre Leibniz, più correttamente, indicava che la massa dovesse essere moltiplicata per il quadrato della velocità.
Nel 1734 era apparsa sugli Acta eruditorum una nota anonima, poi attribuita alla Pignatelli grazie a una lettera da lei inviata al presidente dell’Accademia delle Scienze di Bologna l’11 settembre del 1736 («Illustrissimo Sig. Mio Osservantissimo. Avendo mandato al Baron Blonce mio Amico in Castel una piccola scrittura, ove si faceva vedere il sofisma della prima dimostrazione data da Leibniz per determinare la quantità della forza motrice, egli si prese la licenza di farla inserire negli atti di Lipsia colla soluzione di tre problemi.» (Gatto, pp. 68-69)), in cui l’appassionata cultrice napoletana proponeva e risolveva alcuni problemi, l’ultimo dei quali era proprio quello che riguardava l’espressione analitica della forza viva. In questa dissertazione appare chiaro che la Duchessa di Tolve preferiva l’approccio matematico-teorico del metodo newtoniano. Nella disputa assumerà un ruolo di mediatrice tra cartesiani e leibniziani, fino ad arrivare a proporre quasi una loro conciliazione, sottolineando spesso che le due posizioni si differenziavano di pochissimo: «quel principio dei Cartesiani riguarda l’elevazione dei pesi da farsi con moto equabile; né per alcun altro motivo è stato introdotto da Cartesio nella sua meccanica questo principio se non affinché, grazie a esso, egli potesse spiegare le forze delle macchine nelle quali tutte le cose sono condotte con un moto equabile. Dal momento che, dunque, nella dimostrazione leibniziana, questo principio cartesiano viene applicato anche agli spazi che devono essere percorsi con un moto ugualmente ritardato da ciò nasce l’errore.» (Pignatelli, pag. 34) Lo conferma anche Zanotti, scrivendo a Morgagni il 7 settembre del 1751, precisando che: «Quanto fosse versata in ogni materia di studio lo mostra […] l’ingegnoso tentativo di conciliare la sentenza del Leibnizio e del Cartesio circa le forze vive, communicato a questa Accademia, della quale era socia.» (Morgagni, pag. 379n)
Come scriverà Voltaire accomunandola a Madame du Châtelet, la Principessa di Colubrano non aveva «un’opinione fondata […] non come le donne che di solito prendono le parti dei teologi, per debolezza, per gusto, e con una tenacia fondata sulla loro ignoranza, e spesso su quella del loro maestro; hanno scritto una e l’altra in matematiche ed entrambe con punti di vista nuovi.» (Voltaire, pag. 140) Diceva bene Voltaire, il suo punto di vista fu talmente determinante da indurre Pietro De Martino, che proprio con Zanotti aveva avuto un nutrito scambio epistolare sull’argomento, ad affermare che lo spunto per dipanare la questione glielo aveva dato proprio la nobile napoletana.
La vivace discussione intorno alle forze vive trovò espressione massima nel libro che Francesco Zanotti pubblicò nel 1752: l’autore scelse la principessa di Colubrano come protagonista di un dialogo immaginario avvenuto in una villa di Pozzuoli sul problema delle forze vive, evidenziando come l’ambiente partenopeo si opponesse al primato della metafisica sulla scienza. Oltre all’autore e alla Principessa, vi prendono parte anche «il Signor D. Francesco Serao, che tanto vale in filosofia, e in medicina», Niccolò De Martino e «il Signor Felice Sabatelli, che io avea già conosciuto a Bologna, quando egli, essendo ancora giovane, dava opera all’astronomia.» La Pignatelli viene disegnata da Zanotti come appartenente alla razza dei «gran signori» abituati, specie nel Meridione, al comando e alla libertà di espressione. Con quest’opera si legittima l’autorità filosofico/scientifica della Pignatelli e si dà conferma anche degli stretti legami che ebbe con l’ambiente culturale bolognese: «Che di vero quanti ornamenti può aggiungere alla bellezza ed alla grazia un sublimissimo spirito ed una rara intelligenza di tutte le cose, eziandio più sottili, e recondite, accompagnata da somma chiarezza, e da un graziosissimo modo di dirle ed esporle, tutti in lei furon meravigliosamente raccolti.» (Zanotti 1752, pp. 5-8)
Già dal 1736, Zanotti, su indicazione di Pietro De Martino, si era messo in contatto con Faustina Pignatelli avviando il legame tra il salotto napoletano e l’Accademia bolognese che durerà fino agli anni Sessanta del 1700 e che le varrà l’elezione a membro onorario nel 1732. Nel 1738, la Principessa aveva inviato per i Commentarii dell’Accademia la sua posizione riguardo la nota disputa tra cartesiani e leibniziani assumendo, come segnala Zanotti, una posizione assolutamente originale: «Che se avessi qui le lettere che mi scrisse poco tempo fa una donna nobilissima, e anche ingegnosissima, Faustina Pignatelli Principessa di Colubrano, e te le leggessi, capiresti chiaramente come tale controversia si possa facilmente vedere come nominale. Infatti intreccia delle dimostrazioni e ipotesi elegantissime con le quali mostra che se cartesiani e leibniziani si accordassero sul significato di pochi nomi, il resto della questione si ridurrebbe a nulla.» (Zanotti 1745, pag. 384)
Al circolo della Principessa si fanno risalire anche molti dei legami scientifici che ci furono tra Napoli e Palermo. Il matematico Girolamo Settimo, marchese di Giarratana e amico i Nicola De Martino, visitò di frequente Napoli e manifestò alla Pignatelli numerosi attestati di amicizia personale.

Impatto nel contesto italiano ed europeo ed eredità intellettuale

«La prelodata Faustina Pignatelli […] apprese le matematiche da Nicolò Martino e le coltivò con tal successo che tenne corrispondenza scientifica con la maggior parte degli scienziati del suo tempo.» Così scrive Pietro Napoli-Signorelli nel suo Vicende della coltura nelle due Sicilie (pag. 215), opera di erudizione storiografica che del Regno tratteggia vicende non solo letterarie, ma storiche, economiche, scientifiche e artistiche. La Duchessa di Tolve fu infatti in rapporti epistolari con diversi intellettuali francesi, tra cui spicca anche la scrittrice Madame du Boccage che, in una lettera datata 1 ottobre 1757, ne fa grandi elogi chiamandola grande gèometre. (du Boccage, pag. 180; Ademollo, pag. XXIVn)
A Palazzo Carafa «le sale diventarono il ritrovo più grandioso di scienziati e di poeti, e degli stranieri più illustri che venivano a Napoli.» (Ceci, pag. 169) L’astronomo francese Joseph-Jérôme de La Lande, che conobbe la Pignatelli a Napoli nel 1766 e frequentò il suo salotto, nel suo Voyage en Italie, la descrive come «une autre dame aussi distinguée par son savoir que par sa naissance, très-versée dans la physique, & qui est en correspondance avec beaucoup de savans en Europe». (La Lande, pag. 238) L’autre dame a cui fa riferimento è Mariangela Ardinghelli che, sempre nello stesso periodo e sempre a Napoli, nella biblioteca del Principe di Tarsia teneva conferenze e dimostrazioni relative ai fenomeni elettrici. Non ci sono purtroppo documenti che attestino che le due illustri campane si siano incontrate o abbiano avuto contatti epistolari.
Apprezzata da Voltaire, la Duchessa di Tolve intrattenne nutrita corrispondenza con numerosi intellettuali di prestigio, come il segretario dell’Académie des Sciences, Jean-Jacques Dortous de Mairan, ed Émilie du Châtelet, traduttrice dei Principia di Newton. Anche Pietro De Martino descrive l’intenso scambio di idee della Pignatelli con l’Accademia parigina, attestando che sulle forze vive la Principessa «già una volta aveva indicato il suo parere su tale questione a Mairan.» Nel 1741, discutendo delle Istituzioni della du Chatelet, Pietro De Martino riferisce delle lettere scambiate dall’autrice con de Mairan e precisa che le stesse erano pervenute anche a Napoli spedite dagli stessi protagonisti alla Colubrano (Brigaglia, Nastasi, pag. 226)
Nel 1749, l’abate Jean-Antoine Nollet, dopo aver visitato l’Italia, riportava nelle sue memorie di viaggio che gli scienziati italiani stessero operando nel campo scientifico in modo assai interessante. A Napoli si incontrò anche con Niccolò De Martino, proprio nel salotto di Palazzo Carafa: «In seguito dalla signora Duchessa di Columbrano trovai il Sig. Martini celebre matematico con cui avevo gran voglia di fare conoscenza.» (Nollet, pag. 64)
Quanto fosse versata in ogni materia, e non solo nella matematica, lo testimonia il fatto che si interessò anche di letteratura. La poetessa italiana Maria Maddalena Morelli, più conosciuta con lo pseudonimo di Corilla Olimpica, le dedicò un sonetto

Al fianco della gran Fausta, la diva
Il di cui nome è della fama il suono.

Nelle Memorie manoscritte dedicate a Corilla Olimpica si legge che «Giunta la poetessa in Napoli, la Principessa di Colubrano impiegò a suo pro il suo patrimonio e la sua influenza politica: tra i suoi maestri primeggiò il Dottor Cirillo dell’Università; sotto la sua disciplina e di altri rari ingegni apparve la Morelli l’improvvisatrice del secolo e nella casa di Colubrano diè largo saggio del suo raro talento.» (Ardemollo, pp. 61-63)
Così come stava accadendo a Parigi, le dispute scientifiche del Settecento napoletano si animarono delle acute e originali riflessioni di carattere epistemologico della Duchessa di Tolve; le espressioni culturali più vive vennero promosse a Palazzo Carafa e, grazie all’intervento della padrona di casa, si andarono creando vere e proprie fucine intellettuali. Nel salotto di Faustina Pignatelli «erano quasi sempre Uomini dottissimi, che di giocondi ragionamenti si intertenevano, e bene spesso nascevano bellissime quistioni d’ogni maniera, disputandosi per l’una, e per l’altra parte con somma piacevolezza; alle quali dava per lo più incitamento la Signora Principessa ora interrogando, et ora rispondendo; e questo faceva Ella sempre con sommo giudizio, et accorgimento, avendo rispetto alle persone, e con poche parole; perciocchè amava meglio udire, che essere udita; perciocchè non era alcun di noi, che non si fosse volentieri taciuto per udir lei […]» (Zanotti 1752, pag. 8)

Bibliografia

Opere di Faustina Pignatelli

  • Problemata mathematica, in Acta eruditorum, Leipzig, 1734, pp. 28-34.

Studi

  • Archivio di Stato di Napoli, Carafa di Maddaloni, Carafa di Colubrano, 1269 - 1859, I-D/6.
  • Ademollo Alessandro, Corilla Olimpica, Firenze, C. Ademollo e C. Editori, 1887, pp. XXIIn-XXVn, 61-63.
  • Bottone Alessio, Una imitazione, e per così dire un’immagine delle oneste e civili compagnie: il ‘Della forza de’ corpi che chiamano viva’ di Francesco Maria Zanotti, in Vincenzo Caputo (a cura di), Imitazione di ragionamento. Saggi sulla forma dialogica dal Quattro al Novecento, Roma, Franco Angeli, 2019, pp. 154-170.
  • Brigaglia A., Nastasi P., Bologna e il Regno delle due Sicilie. Aspetti di un dialogo scientifico (1730-1760), in R. Cremante, W. Tega (a cura di), Scienza e letteratura nella cultura italiana del Settencento, Bologna, Società editrice il Mulino, 1984, pp. 211-232.
  • Carafa Francesco, Il Caprario. Accademie di alcuni rimatori, che nel medesimo Monte si radunarono, Napoli, Antonio Abri, 1729.
  • Carafa Francesco, Rime varie di Francesco Carafa principe di Colobrano composte nella sua solitaria dimora nel monte Caprario della Baronia di Formicola. Divise in cinque libri, In Firenze, 1730.
  • Ceci Giuseppe, Il Palazzo dei Carafa di Maddaloni. Poi di Colubrano, «Napoli Nobilissima. Rivista di topografia ed arte napoletana», vol. I, Napoli, 1892, pp. 168-170.
  • Ceci Giuseppe, Il Palazzo Diomede Carafa, «Napoli Nobilissima. Rivista di topografia ed arte napoletana», vol. II, n. 10, Napoli, 1893.
  • De Martino Nicolao, Elementa Sectionum Conicarum conscripta ad usum Faustinae Pignatelli Principis Colubranensis, & Tolvensis Ducatus Haeredi. Edita vero in gratiam studiosae juventutis. Auctore Nicolao de Martino Regio Mathematum Professore, Neapoli, Mosca, 1734.
  • De Martino Nicolao, Algebrae Geometria promotae elementa conscripta ad usum Faustinae Pignatelli Principis Colubranensis, & Tolvensis Ducatus Haeredis. Edita vero in gratiam studiosae juventutis. Auctore Nicolao de Martino Regio Mathematum Professore, Neapoli, Mosca, 1737.
  • Pietro De Martino, De corporum quae moventur viribus, earumque aestimandarum ratione, Napoli, Felice Mosca, 1741.
  • du Boccage Anne Marie, Recueil des oeuvres de Madame du Boccage. Des Académie de Padoue, de Rome et de Lyon, Tome III, Lyon, Chez les Freres Perisse, 1764.
  • Gatto Romano, Libri di matematica a Napoli nel Settecento. Editoria, fortuna e diffusione delle opere, Roma, Storia e Letteratura, 2010.
  • La Lande Joseph Jérôme Le Français, de, Voyage d’un françois en Italie, fait dans les années 1765 et 1766, tome sixieme, Yverdon, 1769.
  • Lucchesini Giuseppe, Opere di Francesco Maria Cavazzoni Zanotti, Tomo primo, Bologna, Nella Stamperia di San Tommaso D’Aquino, 1779.
  • Mazzarella da Cerreto A., Niccolò De Martino. Illustre Matematico e Filosofo, in Biografia degli uomini illustri del regno di Napoli, Presso Nicola Gervasi Calcografo, Napoli, Tomo V, 1818, pp. 456-459.
  • Minieri Riccio Camillo, Notizia delle Accademie istituite nelle Province Napoletane, in Società di Storia Patria (a cura di), Archivio storico per le Province Napoletane, Napoli Stabilimento Tipografico del Cav. Giannini, 1878, pp. 145-163.
  • Morgagni, Giovanni Battista, Carteggio tra Giambattista Morgagni e Francesco M. Zanotti, Bologna, Nicola Zanichelli, 1875.
  • Napoli Signorelli Pietro, Vicende della coltura nelle Due Sicilie. Dalla venuta delle Colonie straniere sino à nostri giorni di Pietro Napoli-Signorelli, napoletano. Dedicate alla maestà di Annunziata Carolina di Francia, Regina delle Due Sicilie, In Napoli, Presso Vincenzo Flauto, Tomo V, 1811.
  • Nollet Jean Antoine, Suite des experiences et observations en différent endroits d’Italie, «Mémoires de l’Académie des Sciences de Paris pour l’année 1750», 1754, pp. 54-106.
  • Simili Raffaella, In punta di penna. Donne di scienza e di cultura fra cosmopolitismo e intimità meridionale, in A. Di Meo, La scienza nel Mezzogiorno dopo l’Unità d’Italia, Tomo I, Napoli, Rubettino, 2008, pp. 27-89.
  • Voltaire François-Marie Arouet, Exposition du livre des institutions physiques dans laquelle on examine les idées de Leibnitz, in Oeuvres complètes de Voltaire, Paris, Baudouin Frères, Éditeurs, 1828, pp. 174-206.
  • Zanotti Francesco Maria, De vi corpurum viva, in De Bononiensi Scientiarum ed Artium Istituto atque Accademia commentarii, Bononiae: ex typographia Laelii a Vulpe, tomo II, 1745, pp. 377-413.
  • Zanotti Francesco Maria, Della Forza dei Corpi che chiaman viva. Libri Tre. Del Signor Francesco Maria Zanotti al Signore Giambattista Morgagni, Per gli Eredi di Constantino Pisarri, e Giacomo Filippo Primodì, Impressori del S. Officio, 1752.

ARTICLE WRITTEN BY CARLA PETROCELLI | STORIADELLACAMPANIA.IT © 2022

Hinc felix illa Campania est, ab hoc sinu incipiunt vitiferi colles et temulentia nobilis suco per omnis terras incluto, atque (ut vetere dixere) summum Liberi Patris cum Cerere certamen. Hinc Setini et Caecubi protenduntur agri. His iunguntur Falerni, Caleni. Dein consurgunt Massici, Gaurani, Surrentinique montes. Ibi Leburini campi sternuntur et in delicias alicae politur messis. Haec litora fontibus calidis rigantur, praeterque cetera in toto mari conchylio et pisce nobili adnotantur. Nusquam generosior oleae liquor est, hoc quoque certamen humanae voluptatis. Tenuere Osci, Graeci, Umbri, Tusci, Campani.
[Plinius Sen., "Nat. Hist." III, 60]

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