Ospedale degli Incurabili

Dizionario storico delle scienze naturali a Napoli dal Rinascimento all’Illuminismo

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Ospedale degli Incurabili. Fondato a Napoli dalla catalana Maria Richenza Longo nel 1522, è tra le più importanti opere umanitarie e sanitarie del Mezzogiorno d’Italia. Sede di cura, ricerca e attività scientifica di altissimo livello internazionale, per secoli ha occupato in Europa un posto di assoluta rilevanza.

La fondatrice

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La fondazione dell’Ospedale di S. Maria del Popolo degli Incurabili è legata alla storia di una donna, la catalana Maria Richenza Longo, giunta a Napoli il primo novembre 1506 per seguire il marito Giovanni Lonc, membro del Consiglio Collaterale del Viceregno napoletano. Reduce da un pellegrinaggio alla Santa Casa di Loreto dopo il quale aveva riacquistato miracolosamente la salute fisica, in segno di gratitudine, aggiunse il nome di Lorenza al proprio e fece voto di dedicarsi ai malati. Fu proprio a lei che il filantropo genovese Ettore Vernazza, dopo aver fondato a Genova un primo ospedale per coloro che non avevano alcun mezzo economico per curarsi (da qui, il nome di «Incurabili») e a conoscenza della carenza di luoghi adatti ad accogliere pazienti affetti non solo da sifilide, il male del secolo, ma anche da malattie difficilmente guaribili, chiese di aprire e dirigere a Napoli un comprensorio adatto allo scopo. Accettando con coraggio la sfida, Maria Lorenza portò a compimento nel 1522 la creazione di una cittadella ospedaliera di enorme rilevanza sociale e sanitaria. L’istituzione assunse in un primo tempo il nome di Santa Casa degli Incurabili, «indicando con tal nome, che tutti coloro che per miseria in propria casa non poteano essere curati, ivi sarebbero accolti senza alcuna preferenza né di sesso, né di età, né di patria, né di religione» [Celano, Notizie del bello, II, 693]. Caratteristica dell’Opera fu, quindi, il non essere riservata ai soli cittadini partenopei, ma a tutti gli ammalati, locali o stranieri, cristiani e non, conferendo una connotazione universalistica all’istituzione, come si evince anche dalla lapide rivolta alle donne e ancora oggi visibile all'ingresso del reparto di maternità: «Qualsiasi donna ricca o povera, patrizia o plebea, indigena o straniera, purché incinta, bussi e le sarà aperto».
L’assistenza non era circoscritta alla sifilide, in quanto sotto la definizione di male incurabile si intendevano malattie infettive e all’epoca giudicate croniche, quali «cancro, convulsioni, etisia, paralisia, idropisia, morbo gallico, sciatica, arteride, asma, ulcerose cangrenose, emicrania, delirio, malinconia», che affliggevano molti poveri, privi di adeguati mezzi economici per farsi curare in casa. La Longo, che assisteva personalmente i malati, mise in atto misure igieniche strettissime e una più consona organizzazione degli spazi: le stanze erano arieggiate, ogni degente aveva un proprio giaciglio ed era posto ad opportuna distanza dal vicino, la biancheria e gli indumenti erano giornalmente lavati. Per questo, la carestia e la peste del 1526-28 non toccarono l’Ospedale.
Nella gestione dell’Opera, che dipendeva dall’autorità civile, la Governatrice Longo era affiancata dall’élite cittadina, che la sosteneva politicamente ed economicamente. Ritiratasi nel monastero cappuccino di S. Maria di Gerusalemme da lei stessa fondato, Maria Lorenza affidò l'istituzione alla fedele amica Maria Ayerba, che, dal 1535 al 1539, guidò l’Ospedale come Governatrice Generale. Da allora nessuna donna ha assunto l'incarico di governatrice. La Longo morì probabilmente alla fine dell’estate del 1539.

La cittadella ospedaliera

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Intorno agli Incurabili, punto di forza per la realizzazione di strategie di cura e di prevenzione, si mobilitarono le forze più sensibili della città di Napoli che, attraverso una sorta di volontariato, sostenevano il peso dell’assistenza ai malati. Eccellenza operativa ed organizzativa, l'Ospedale seppe coniugare cura e ricerca scientifica, assistenza e sperimentazione, cose assolutamente nuove per l’epoca, diventando ben presto un centro polifunzionale, dotato di differenziati luoghi che potevano aiutare il disagio sociale dei malati poveri. Presso l’ospedale trovarono spazio:
- il Banco di S. Maria del Popolo, fondato nel 1589 con intenti filantropici per fornire piccoli prestiti a basso interesse alle fasce più misere della popolazione;
- la Compagnia di S. Maria Succurre Miseris, detta dei Bianchi, per l'assistenza ai prigionieri, alle loro famiglie e ai condannati a morte, le cui salme erano sepolte in un luogo situato all’interno del recinto dell’Ospedale, denominato «Piscina»;
- la Pazzaria, unica istituzione del Meridione d’Italia, deputata per tre secoli all’accoglienza dei malati di mente di entrambi i sessi;
- una Spezieria per la preparazione e l'approvvigionamento dei farmaci, operativa già dalla metà del '500, ristrutturata da Bartolomeo Vecchione tra il 1747 ed il 1751, divenendo un laboratorio misterioso ed esoterico conosciuto a livello internazionale;
- l’Orto Medico, annesso all’Ospedale - dove ancora oggi è visibile un maestoso e raro albero di canfora -, centro di produzione e sperimentazione attraverso una più stretta relazione tra botanica e scienza farmaceutica;
- due Chiese, S. Maria del Popolo e S. Maria delle Grazie;
- tre Monasteri, delle Convertite, delle Riformate e delle Cappuccine con chiostro e giardino, con la finalità di assistere i malati con la preghiera e con il conforto spirituale;
- un Collegio Medico-Cerusico, scuola medica fondata nel 1764 per riqualificare il corpo medico con lo studio teorico, incentrato, sotto la guida di illustri maestri, sulla preparazione nel campo dell’anatomia e su un rapporto diretto con il malato.

Ricerca e scienza medica

La Scuola Medica era una sorta di clinica universitaria con cattedre di chirurgia, oftalmologia, urologia, ostetricia, fisica sperimentale e anatomia. Vi erano, inoltre, un laboratorio di macchine per esperimenti fisici e un teatro anatomico per l’esame dei cadaveri. La Scuola è stata l’unica, assieme a quella di Salerno, abilitata dalla metà del 1700 a rilasciare titoli di Dottorato in Medicina con relativa licenza ed è stata la principale istituzione scientifica napoletana dove gli studenti erano aiutati nella pratica e nello studio della scienza medica: oltre all’insegnamento teorico, infatti, erano tenuti a visitare, insieme ai professori, gli ammalati nelle corsie e a seguire le dissezioni dei cadaveri nel teatro anatomico. Grazie alla Scuola, l’Ospedale ha accolto studiosi di chiara fama internazionale, innovatori nelle tecniche chirurgiche, nello studio dell’anatomia e nella diagnostica; ricordiamo, tra i tanti, i nomi di Marco Aurelio Severino, Domenico Cotugno, Antonio Genovesi, Domenico Cirillo, Pietro Ramaglia, Antonio Cardarelli e Giuseppe Moscati. Scienza, assistenza e sperimentazione consentirono la scoperta di terapie appropriate e all’avanguardia cosicché gli Incurabili furono in grado di prendersi cura di ogni sorta di infermità, attirando medici stranieri, in prevalenza inglesi e francesi, che venivano a imparare da famosi chirurghi e anatomisti napoletani. Notevole il fatto che, nel 1858, venne anche introdotta, per la prima volta in Italia, l’anestesia, soprattutto per estrazioni odontoiatriche, calcolosi e interventi oncologici.
Nel maggio 2010, è stato inaugurato in due sale dell’Ospedale, dedicate a Domenico Cotugno e a Domenico Cirillo, il Museo di Storia delle Arti sanitarie, ideato e diretto dal medico Gennaro Rispoli, che ha raccolto antichi strumenti chirurgici, sedie operatorie, macchine anatomiche, libri, manoscritti, stampe e busti di celebri medici e studiosi. Tale Museo in questa complessa struttura sanitaria rappresenta la memoria del glorioso passato del più grande ospedale del Mezzogiorno.

Bibliografia

  • Carlo Celano, Notitie del bello, dell’antico e del curioso della città di Napoli divise in dieci giornate, stamp. di G. Raillard, Napoli1692, Giornata II.
  • Giuliana Boccadamo, Maria Longo, l’Ospedale degli Incurabili e la sua insula, in «Campania Sacra» 1-2 (1999), pp. 37-170.
  • Adriana Valerio (a cura di), L’ospedale del Reame. Gli Incurabili di Napoli. Storia e arte, vol. I, Il Torchio della Regina Editore, Napoli 2010.
  • Gennaro Rispoli (a cura di), L’ospedale del Reame. Gli Incurabili di Napoli. Documenti e riflessioni scientifiche, vol. II, Il Torchio della Regina Editore, Napoli 2010.

ARTICLE WRITTEN BY ADRIANA VALERIO | STORIADELLACAMPANIA.IT © 2021

Hinc felix illa Campania est, ab hoc sinu incipiunt vitiferi colles et temulentia nobilis suco per omnis terras incluto, atque (ut vetere dixere) summum Liberi Patris cum Cerere certamen. Hinc Setini et Caecubi protenduntur agri. His iunguntur Falerni, Caleni. Dein consurgunt Massici, Gaurani, Surrentinique montes. Ibi Leburini campi sternuntur et in delicias alicae politur messis. Haec litora fontibus calidis rigantur, praeterque cetera in toto mari conchylio et pisce nobili adnotantur. Nusquam generosior oleae liquor est, hoc quoque certamen humanae voluptatis. Tenuere Osci, Graeci, Umbri, Tusci, Campani.
[Plinius Sen., "Nat. Hist." III, 60]

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