Della Torre, Giovanni Maria

Dizionario storico delle scienze naturali a Napoli dal Rinascimento all’Illuminismo


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Giovanni Maria Della Torre (Roma, 16 giugno 1710 - Napoli, 7 marzo 1782), naturalista, fisico e vulcanologo, è stato un esponente di rilievo dell’Illuminismo napoletano.

Cenni biografici

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Giovanni Maria Della Torre nasce a Roma il 16 giugno 1710, dal marchese Michele, appartenete a una nobile famiglia originaria di Genova. La sua formazione si svolge presso i padri somaschi del collegio Clementino e successivamente dagli scolopi del Nazareno; il giovane mostra subito una profonda inclinazione per gli studi, in particolare per la fisica e la matematica. Desideroso di condurre una vita dedita alla scienza, sceglie di entrare a far parte della congregazione somasca come novizio, prendendo poi i voti nel 1730.
Per le sue doti, per la profonda erudizione e la chiarezza espositiva, riceve ben presto l’incarico di insegnare matematica prima nel collegio dei nobili di Cividale del Friuli e poi dal 1736 a Roma nello stesso collegio Clementino che lo aveva visto studente, contribuendo ad accrescerne il prestigio.
Nel 1741 si trasferisce a Napoli come professore di matematica e fisica presso il collegio Macedonio dei padri somaschi e il monastero di San Demetrio. L’apprezzamento per la sua attività spinge il cardinale Giuseppe Spinelli arcivescovo di Napoli, a conferirgli l’incarico di insegnare anche nel seminario diocesano (comprendente anche studenti laici) e in quello urbano.
Il re Carlo di Borbone nel 1750 gli affida la direzione della stamperia regia; sei anni dopo, lo nomina suo bibliotecario affidandogli il compito di organizzare il museo Farnesiano (che poi prenderà il nome di Reale Museo) a Capodimonte.
Socio originario dell’Accademia Ercolanese, istituita dal sovrano per lo studio dei resti archeologici nel 1755, il padre somasco si occupa della pubblicazione degli atti e della consulenza per gli aspetti geologici e vulcanologici.
Rimane definitivamente a Napoli dove, accanto all’attività didattica, si dedica alla ricerca scientifica e allo studio del Vesuvio.
Muore a Napoli il 7 marzo 1782.

Contributo alle scienze naturali in Napoli

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Figura di grande spessore negli ambienti culturali napoletani, Della Torre si fa sostenitore del rinnovamento scientifico e protagonista della trasmissione del newtonianesimo alle nuove generazioni. Tanti e illustri sono difatti i suoi allievi, tra i quali vanno ricordati Ferdinando Galiani, Domenico Cirillo, Domenico Cotugno, Maria Angela Ardinghelli e Ascanio Filomarino. Per più di quarant’anni, Della Torre è indubbiamente il protagonista dell’insegnamento scientifico a Napoli.
Il suo primo scritto risponde a esigenze didattiche: Istituzioni arimmetiche, un manuale pubblicato una prima volta in forma anonima nel 1744, poi a suo nome nel 1752.
A Napoli, Della Torre ricopre un ruolo di primissimo piano all’interno della Biblioteca Tarsia (o Spinella) fondata dal principe Ferdinando Vincenzo Spinelli nel Palazzo di Tarsia nel 1747. Si tratta di un circolo culturale di stampo illuminista, che prende a modello l’Académie des Sciences di Parigi a cui dichiaratamente si ispira, proponendosi di avviare una regolare attività di sperimentazione. Biblioteca ricchissima di libri e di splendidi arredi, con annessi laboratori per osservazioni scientifiche, proprietà privata ma aperta anche al pubblico, è un luogo di incontro per i cultori della fisica sperimentale. Della Torre, in qualità di curatore del gabinetto scientifico, provvede all’acquisizione degli strumenti e all’allestimento delle dimostrazioni sperimentali per gli ospiti del principe. Imprime un orientamento newtoniano al gabinetto, arricchendolo anche di un cannocchiale, di diversi prismi e un grande planetario.
Ben inserito nelle correnti culturali del periodo, il padre somasco segue con interesse le più recenti teorie elettriche ed esperimenti, che nei salotti Settecenteschi diventano una vera e propria moda. Presso la Biblioteca Spinelli comincia a organizzare, a partire dal 1747, delle riunioni in cui effettua le prime sperimentazioni sull’elettricità, con la collaborazione della sua allieva Maria Angela Ardinghelli e del fisico Niccolò Bammacaro, coinvolgendo anche le dame presenti. Tra gli ospiti illustri, c'è l’abate Jean-Antoine Nollet, inviato per conto dell’Académie di Parigi per un rapporto sull’uso medico della nuova scienza elettrica in Italia. Queste “serate elettriche”, alcune delle quali illustrate con immagini nei suoi libri, riscuotono grande successo, suscitando un forte interesse per questa pratica sperimentale.
Nel 1748-49 pubblica la Scienza della natura, distinta in Generale e Particolare, un’opera nata inizialmente per scopo didattico, poi ampiamente superato, divenendo forse la sua opera più grande. In seguito, l’autore la proporrà anche in una versione latina con le Institutiones physicae nel 1753 e ancora più ampliata con Elementa physicae (9 voll.) nel 1767-69. La Scienza della natura, corredata da belle tavole illustrative, riscuote un grande successo editoriale e conosce ampia circolazione anche al di fuori di Napoli (viene pubblicata a Venezia nel 1750) e viene ripubblicata da Della Torre accresciuta, nel 1774. Come sottolinea Antonio Genovesi nella prefazione: “Il libro intitolato la Scienza della Natura del famoso P.D. Giovanni Maria della Torre, è un corpo di Fisica il più compiuto, e ‘l meglio cucito, che sia sinora comparso nella Repubblica delle Lettere. Oltre alle moltissime cose dall’Autore scoverte, e meglio dimostrate, di quel che han fatto gli altri Fisici, e Matematici, de’ quali diligentemente indica la patria, l’età, l’opere, e le loro edizioni; sicché può egli solo servire come di Biblioteca delle cose naturali, e de’ Fisici a coloro, che ne sono studiosi. La sua chiarezza è maravigliosa, e il suo stilo è naturale.”
Quest’opera è una sorta di manuale enciclopedico che abbraccia diversi argomenti e discipline riguardanti la natura e la Terra, dalla fisica in senso stretto, alla geologia, dalla geografia alla tassonomia. Una vera e propria enciclopedia delle scienze fisiche e chimiche, pure e applicate. Il successo di questo lavoro scaturisce dalla vastità delle informazioni esposte con i più recenti aggiornamenti, il che ne fa la più influente nella cultura scientifica meridionale del periodo. Di stampo empirista e sperimentale newtoniano, è forse “la più vasta storia della filosofia naturale classica scritta nel Settecento italiano” (Baldini).
Le numerose tavole, realizzate dall’incisore Filippo de Grado, seguono criteri rigorosamente scientifici che poco concedono al senso estetico, fatta eccezione di quelle raffiguranti gli esperimenti sull’elettricità, dove possiamo riconoscere il volto dello stesso padre somasco.
Se nella Scienza della natura già sono presenti le immagini, soprattutto di macchine, negli Elementa physica (1767-69), il ruolo delle immagini viene ampliato al punto che l’ultimo volume è un vero e proprio atlante. Numerose, in quanto qui è maggiore lo spazio concesso alla storia naturale, sono le raffigurazioni di piante e soprattutto degli animali, per la maggior parte riprese dalla Histoire naturelle di Buffon. Se è d’accordo con Linneo sulla scelta di fare descrizioni brevi e accurate, tuttavia Della Torre ritiene altrettanto importante la raffigurazione. Per le piante e gli animali vale lo stesso che per le macchine in fisica: la descrizione può risultare insufficiente, laddove le immagini forniscono informazioni più efficaci e dirette.
L‘incarico ricoperto presso l’Accademia Ercolanense porta Della Torre a occuparsi in misura sempre maggiore del Vesuvio, che diventa così l’oggetto prevalente dei suoi studi, in una felice commistione di attività archeologica e geologica. Per più di vent’anni, il padre somasco osserva l’attività vulcanica, talvolta facendosi calare con delle funi nell’interno del cratere. Annotando nel suo taccuino con estrema precisione ogni dettaglio, mette in chiaro di non lasciarsi influenzare da idee preconcette o da sistemi filosofici: “Il metodo, che ho tenuto nel fare tutte le osservazioni sopra il Vesuvio, è stato di andarvi ogni volta, che vi sono stato, come se fosse per me la prima, e notare sopra una carta quello, che andava osservando senza avere prima vedute le antecedenti osservazioni; quindi ritornato terminare qualche computo se v’era da farsi, e poi mettere da parte la carta delle cose vedute senza più riguardarla. […] sono persuaso di aver fatte le osservazioni non prevenuto da alcun sistema particolare.” (Storia e fenomeni del Vesuvio, 1755, p. 81)
Storia e fenomeni del Vesuvio, pubblicato una prima volta a Napoli nel 1755, è un lavoro di sintesi, di grande pregio e che conosce ampia circolazione, con traduzioni in edizione francese e tedesca. In quest’opera, l’autore ripercorre cronologicamente la storia del vulcano e delle sue eruzioni, confrontandola con le osservazioni più recenti. Della Torre è tra i primi a presentare un lavoro di questo genere; innovativo è anche l’uso delle immagini, realizzate da Giuseppe d’Aloja, per rappresentare al meglio l’attività vulcanica e le trasformazioni del paesaggio.
Per il Padre Della Torre, il Vesuvio è una montagna come tutte le altre, plasmata dal Creatore in un mondo originario senza terremoti né vulcani. In seguito, si sarebbero verificate effervescenze e fenomeni vulcanici, causati da fermentazione delle piriti contenute all’interno. Si tratta, per il nostro naturalista, di fenomeni superficiali, in quanto egli si oppone all’idea di un fuoco sotterraneo. “…credo che si possa ricavare evidentemente, che il Vesuvio non sia, come alcuni hanno pensato una montagna formata a poco a poco sul piano dell’atrio, e del vallone, dalla materia gittata in alto dalla voragine, ma che sia antica al pari del Mondo, cioè creata da Dio come tutte le altre montagne naturali.” (Storia e fenomeni del Vesuvio, 1768, p. 16) “Noi dobbiamo ammettere solamente quelle cagioni, che troviamo nel Mondo, come è uscito dalla Onnipotenza Divina. Se si leggono tutte le Storie dei più accurati cavatori delle miniere, cominciando da Giorgio Agricola, niente affatto osserveremo di questo fuoco centrale, o di questi torrenti di fuoco, che corrono. Troveremo bensì rammemorate dentro le viscere della terra delle acque stagnanti, de’ fiumi, de’ fonti, delle esalazioni pestifere, e delle momentanee accensioni d’esalazioni prodotte al primo contatto dell’aria” (Storia e fenomeni, p. 104).
Preziosa per la raccolta delle fonti e per aver posto come obiettivo per la prima volta la storia di un vulcano, quest’opera, seppur nei limiti dovuti all’orientamento religioso, segna il passaggio a un approccio empirico.
Accanto alla geologia e vulcanologia, Padre Della Torre si occupa anche con notevole successo di microscopia, realizzando soluzioni migliorative per lo strumento e producendo numerose osservazioni di rilievo, alcune delle quali trovano posto nelle Nuove osservazioni intorno la storia naturale, pubblicate a Napoli nel 1763.
Convinto dell’importanza dell’osservazione dell’infinitamente piccolo, accanto ai fenomeni più vistosi, avverte la necessità di perfezionare il microscopio, “affinchè ingrandendo d’assai gli oggetti nulla si perdesse delle loro apparenze naturali.” (Imperi, p. 83). Va riconosciuta a della Torre la priorità dell’invenzione di alcune migliorie nello strumento, ricorrendo a delle sfere, al posto delle lenti usuali, al fine di evitare distorsioni e impurità, come spiega nella prefazione alle Nuove osservazioni intorno la storia naturale: “Portato fin dai primi anni allo studio delle cose naturali, e mosso dal desiderio di penetrarne l’intima tessitura…[…] Sino dall’anno 1746 cominciai ad applicarmi per fare le palline di cristallo al fuoco (p. XII-XIV) “Questa in breve è la Storia del ritrovamento del modo di perfezionare i semplici Microscopii per mezzo di globetti fusi di cristallo purissimo”. (p. XV)

Impatto nel contesto italiano ed europeo ed eredità intellettuale

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Il notevole impegno profuso nell’insegnamento, rende Della Torre una figura centrale nella diffusione e trasmissione della nuova scienza a Napoli; la sua eredità verrà raccolta dagli allievi e in modo particolare da Ascanio Filomarino Duca Della Torre.
Le opere del padre somasco conoscono ampia circolazione in Italia e all’estero; la sua notorietà valica i confini del Regno come profondo conoscitore del Vesuvio e come abile sperimentatore.
La continua e sistematica osservazione dell’area vulcanica napoletana, fa di Della Torre un punto di riferimento per gli studiosi stranieri che si recano a Napoli, come nel caso di Jean-Antoine Nollet, Joseph Jérome de Lalande e Johann Jacob Ferber. Da guida esperta, li accompagna in escursioni scientifiche in quelle che sono le mete obbligate per i viaggiatori desiderosi di osservare fenomeni considerati straordinari e meravigliosi. Effettuando indagini microscopiche ed esperimenti chimici, Della Torre presenta una suddivisione delle esalazioni dell’area, distinguendo quelle del Vesuvio, della Solfatara (non nocive) e della Grotta del cane (nocive), illustrandole ai visitatori. “Ed io porto opinione, che se in appresso l’Hamilton, Feber, De Luc, e altri dotti naturalisti scrissero del Vesuvio e di altri, ora estinti, vulcani d’Italia, abbiano avuto un forte impulso dal nostro filosofo che loro ne appianò la via: tanto più me ne convince l’autorità del celeberrimo Spallanzani, che nelle relazioni storiche de’ suoi viaggi alle Due Sicilie, quando parla delle eruzioni vesuviane fa di lui onorata menzione, ed afferma, che nelle cose principali i fenomeni che ho osservato io si accordano con gli osservati da lui e le differenze son poche. Senza che quanti si recavano in Napoli per visitare quel terribile vulcano, volgevano i primi loro passi al Della Torre, che non isdegnava talvolta di farsi loro guida ad un tempo e maestro.” (Imperi, p. 82).
L’approccio geologico di Della Torre può essere considerato un momento di grande rilievo nell’Italia del Settecento, analogamente al lavoro di Anton Lazzaro Moro e Giovanni Arduino, nella fondazione della geologia come scienza autonoma e nella formazione dei naturalisti del periodo e oltre.
Socio corrispondente dell’Accademia delle Scienze di Parigi e di Berlino, della Royal Society di Londra, dei Fisiocratici di Siena, oltre che membro dell’Accademia delle scienze di Napoli e di quella Ercolanense, è grande il suo prestigio e il riconoscimento nella comunità scientifica italiana e internazionale.

Bibliografia

Opere di Giovanni Maria Della Torre

  • Istituzioni arimmetiche, Napoli, Palumbo, 1744
  • Scienza della natura, Napoli, Porsile, 1748-1749
  • Scienza della natura, Napoli, Campo, 1774-1778
  • Scienza della natura generale, parte prima e parte seconda, Venezia, Recurti, 1750
  • Narrazione del torrente di fuoco uscito dal monte Vesuvio, 1751
  • Storia e fenomeni del Vesuvio, Napoli, Raimondi, 1755
  • Histoire et phénomènes du Vesuve, traduction de l’italien par M. l’Abbé Peton, Paris, Herissant, 1761
  • Supplemento alla storia del Vesuvio del P. Della Torre diretto al Signor Abbate Peiton, 1761
  • Nuove osservazioni intorno la storia naturale, Napoli, Campo, 1763
  • Incendio del Vesuvio accaduto al 19 ottobre 1767, 1767
  • Storia e fenomeni del Vesuvio esposti dalla sua origine fino al 1767, Napoli, Campo, 1768
  • Histoire et phenomenes du Vesuve, Napoli, Campo, 1771
  • Nuove osservazioni microscopiche, Napoli, 1776
  • Incendio trentesimo del Vesuvio accaduto gli 8 agosto 1779, 1779
  • Elementa physicae, Napoli, Campi, 9 voll., 1767-1769
  • Preclarissimo viro abbati Nolleto

Studi

  • Baldini U., Della Torre, Giovanni Maria, in Dizionario Biografico degli Italiani, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 1989, vol. 37
  • Bertucci P., Viaggio nel paese delle meraviglie. Scienza e curiosità nell’Italia del Settecento, Torino, Bollati Boringhieri, 2007
  • Bertucci P., Designing the house of knowledge in eighteenth-century Naples: the ephemeral museum of Ferdinando Spinelli, prince of Tarsia, in Bennet J. E Talas S. (ed.) Cabinets of Experimental Philosophy in Eighteenth-Century Europe, Brill, 2013, pp. 119-136
  • Borgogno T., Giovanni Maria Della Torre, in Grillo L. (a cura di), Elogi di liguri illustri, Torino, Fontana, 1846, t. III, pp. 37-43
  • Imperi S., Padre Don Giovan-Maria Della Torre C.R. Somasco, in «“L’Album”. Giornale Letterario e di Belle Arti», IX (49), maggio 1842, pp. 80 – 84.
  • Nazzaro A., Il Vesuvio. Storia eruttiva e teorie vulcanologiche, Napoli, Liguori, 2001
  • Toscano M, Gli archivi del mondo, Firenze, Edifir, 2009
  • Giovanni Maria Della Torre

Nota bene

Questo contributo rientra nelle linee di ricerca del PRIN 2017, The uncertain borders of nature. Wonders and miracles in early modern Kingdom of Naples (Cod. 2017EX5AC3).

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Hinc felix illa Campania est, ab hoc sinu incipiunt vitiferi colles et temulentia nobilis suco per omnis terras incluto, atque (ut vetere dixere) summum Liberi Patris cum Cerere certamen. Hinc Setini et Caecubi protenduntur agri. His iunguntur Falerni, Caleni. Dein consurgunt Massici, Gaurani, Surrentinique montes. Ibi Leburini campi sternuntur et in delicias alicae politur messis. Haec litora fontibus calidis rigantur, praeterque cetera in toto mari conchylio et pisce nobili adnotantur. Nusquam generosior oleae liquor est, hoc quoque certamen humanae voluptatis. Tenuere Osci, Graeci, Umbri, Tusci, Campani.
[Plinius Sen., "Nat. Hist." III, 60]

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