Cornelio, Tommaso

Dizionario storico delle scienze naturali a Napoli dal Rinascimento all’Illuminismo


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Tommaso Cornelio (Rovito, 1614 – Napoli, 1684) fonda a Napoli l’Accademia degli Investiganti. Medico, ottiene la cattedra di matematica all’Università di Napoli. Il suo nome resta legato ai Progymnasmata physica, opera monumentale con la quale introduce, nel Regno di Napoli, la filosofia di Pierre Gassendi e René Descartes.

Cenni biografici

Tommaso Cornelio nasce a Rovito, nei pressi di Cosenza, nel 1614. Compie i primi studi in questa città presso i Gesuiti. Da quanto riferisce Aniello Langella, T. Cornelio ha avuto un forte interesse per le lingue classiche; nelle quali ha composto diverse prose. Rappresentante della rivoluzione scientifica del XVII secolo, T. Cornelio è stato medico, matematico e filosofo. Si trasferisce a Roma intorno al 1628 e qui studia medicina, tra il 1637 e il 1643, entrando in contatto con quello che poi diverrà il suo maestro, Marco Aurelio Severino, docente di anatomia, fino al 1645, all’Università di Napoli. È proprio l’incontro con Severino a indurre T. Cornelio a trasferirsi a Napoli, «dove si incubavano ed eccellevano le menti più fulgide del paese», per accostarsi allo studio della filosofia, avvicinandosi alle idee di Pierre Gassendi e René Descartes che, peraltro, ha modo di conoscere personalmente.
Diversi biografi riferiscono di suoi continui viaggi per l’Italia che lo vedono, nel 1643 o 1644, alla corte di Firenze, dove è entrato in contatto con il matematico Evangelista Torricelli (1608-1647) e, nel 1647, a Bologna, dove si è relazionato coi Cavalieri. Tra le altre personalità del periodo a cui si è accostato, si ricordano il Cardinale Michelangelo Ricci (1619-1682) e l’anatomista danese Tommaso Bartolino (1616-1689). In una lettera a M.A. Severino del I novembre 1644, scrive «di aver cominciato da un anno a comporre un Carmen de laudibus Calabriae, cioè un poema filosofico in lode degli uomini illustri della sua terra» (Cfr. V.I. Comparato, 1983, pp. 136-140).
È a Napoli, però, che T. Cornelio si fa apprezzare come medico. Qui, infatti, conosce il giurista, filosofo e politico Francesco D’Andrea (1625-1698), con cui fonda, insieme ad altre illustri personalità del mondo filosofico e matematico napoletano del periodo, l’Accademia degli Investiganti, di chiara ispirazione antiaristotelica. L’amicizia e la collaborazione con D’Andrea sono comunque talmente forti che quest’ultimo, per un probabile debito di riconoscenza, come sottolinea A. Langella, riesce a persuadere il Viceré Inico Velez de Guevara e conte di Ognatte, ad attribuire a T. Cornelio la cattedra universitaria in scienze matematiche.
Ma è durante il regno di Carlo V, che T. Cornelio muore, il 28 novembre 1684, «lasciando proprio in quell’Accademia che tanto lo aveva lodato e premiato un vuoto incolmabile e forse fu proprio la sua mancanza o meglio l’assenza della sua forza tra quei banchi di docenti\discenti che causò, da lì a breve, la fine dell’Accademia stessa» (A. Langella, 2015, p. 5).

Contributo alle scienze naturali in Napoli

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Il nome di T. Cornelio a Napoli è strettamente collegato all’Accademia degli Investiganti, di cui è stato membro fondatore insieme a Leonardo Di Capua, il già citato Francesco D’Andrea ed altre illustri personalità del salotto scientifico napoletano della metà del Seicento. Di tendenza antiaristotelica, l’Accademia è vicina alle idee di Descartes e Gassendi. Ed è in questa sede che T. Cornelio legge i passi più importanti della sua opera maggiore, i Progymnasmata physica, pubblicata a Venezia nel 1644. Ripubblicata a Francoforte nel 1665 e a Lipsia nel 1685, pare che la riedizione migliore sia, secondo quanto riferisce A. Langella, quella pubblicata a Napoli nel 1688. In quest’opera, T. Cornelio ha puntato ad una reimpostazione del dibattito filosofico, sempre secondo una metodologia di stampo cartesiano, spaziando dall’astronomia alla filosofia, dall’epistemologia alla medicina, alla fisiologia (Cfr. A. Labellarte, 2019, p. 27). Anteriore a quest’opera è quella dedicata a Pompeo Colonna, le Meditationes de mundi structura, rimasta manoscritta e conservata, dalle notizie riportate da V.I. Comparato, a Roma nella Biblioteca Casanatense (ms. 827). Già le Meditationes racchiudono il leitmotiv dello spirito scientifico di T. Cornelio, che spazia dalla sua vicinanza alla modernità alla polemica antiscolastica. È nella Praefatio che è contenuto il disegno dell’opera che avrebbe dovuto estendersi per quattro libri, esaurendo interamente l'indagine riguardo la struttura dell'universo sulla base del metodo matematico. Nelle intenzioni di T. Cornelio, vi è la volontà di scrivere un altro volume de corporis umani fabrica, perché conscio del fatto che l’analisi fisiologica necessitasse di un’appropriata metodologia scientifica, paragonabile a quella allora in atto nell’ambito dell’astronomia e della meccanica (Cfr. V.I. Comparato, 1983, p. 136-140).
Sulla medesima materia astronomica, T. Cornelio tornerà nelle sue due successive opere, i già citati Progymnasmata e Astronomia, del 1668, opera, quest’ultima, rimasta manoscritta e ritrovata, nella Biblioteca Nazionale di Napoli.
Nel 1646, su sollecitazione di Severino, scrive un opuscolo, che metterà in calce all’edizione napoletana del Progymnasmata, dal titolo De cognatione aëris et aquae. At Marcum Aurelium Severinum epistola. Quest’operetta è filosoficamente vicina all’ipotesi corpuscolare di Descartes, tesa a spiegare in termini meccanicistici il passaggio dallo stato gassoso allo stato liquido. Al 1648 risale, però, la prima opera stampata di T. Cornelio, quella che sancirà l’approfondimento degli studi fisiologici e del cartesianesimo, l’Epistola qua motuum illorum qui vulgo ob fugam vacui fiery dicuntur vera causa per circumpulsionem ad mentem Platonis explicatur a Timaei Locrensis Cratigenae. Opera, questa, che verrà successivamente rieditata nei Progymnasmata. Nei testi di questa monumentale opera, soprattutto quelli pubblicati dopo il rientro a Napoli, si rafforza in T. Cornelio l’affermazione di una sorta di «supremazia originaria dell’antica filosofia italica» (M. Torrini, 1977, pp. 35-36). L’Epistola, che chiarisce una filosofia rinnovata, di chiara impronta cartesiana, «è l’unica in grado di fornire il metodo adatto alla scienza della natura per instaurare una proficua relazione tra Fisiologia e Fisica, tra materia e corpo» (A. Labellarte, 2019, p. 52).
Viene scritta sotto lo pseudonimo di Timeo da Locri, discepolo di Platone, perché Timeo rappresenta il pensatore che raccorda la filosofia cartesiana con l’antica filosofia italica di stampo pitagorico-democriteo. Quanto ai contenuti, T. Cornelio si serve dei risultati dell’esperimento di Torricelli relativi alla ricostruzione dell’immagine fisica, omogenea e compatta del Cosmo (Ivi, p. 53).
I Progymnasmata, scritti in latino sotto forma di dialogo (esplicito riferimento alla forma dialogica dell’opera di Galilei) e composti da sette libri (De ratione philosophandi, De rerum initiis, De universitate, De sole, De generatione hominis, De nutricatione, De vita), a cui ne viene aggiunto uno postumo, nel 1688, il De sensibus, rappresentano per T. Cornelio l’affermazione di una nuova filosofia riformatrice ed il compimento di un programma epistemologico, il cui cammino va dalla matematica, comprendente i fenomeni astronomici e la fisica meccanica, alla fisiologia, con la quale egli tratta i fenomeni più complessi. La riflessione filosofica corneliana, che si inscrive a pieno titolo nel dibattito sul meccanicismo, secondo una prospettiva propria della tradizione meridionale, anticipa pienamente quella che sarà la successiva riflessione filosofica di stampo illuministico.
I Progymnasmata, risultato di quindici anni di intensa attività tra Roma ed il suo rientro a Napoli, rappresentano la maggiore eredità intellettuale di T. Cornelio, in quanto non si presentano soltanto come il manifesto di una nuova cultura, ma soprattutto come un insieme di dottrine e materiali su cui fondare un nuovo dibattito di stampo filosofico. All’opera, T. Cornelio premette un Dialogus in Proemi locum suffectus che rappresenta un chiaro documento degli obiettivi della polemica che vedeva contrapposti il sapere tradizionale ed il modello di un nuovo sapere, inteso come «espansione orizzontale della conoscenza, estesa e comunicabile a tutti e per tutti» (M. Torrini, 1977, p. 104). Nelle intenzioni “cartesiane” di Cornelio, vi è la ricostruzione della cultura a partire da solide basi filosofiche e la concezione di un sapere in continuo progresso.
Emerge, dunque, nell’opera di T. Cornelio, un nuovo diverso ruolo, tutt’altro che subordinato, degli intellettuali che, allontanatisi dalla cultura tradizionale, rivestono le loro polemiche di un alto contenuto sociale, nella consapevolezza dell’esistenza di una mens diversa per ogni uomo che, al di là di una pessimistica concezione determinista di stampo aristotelico, concepisca il sapere come il risultato non di un singolo, né di una sola età o di un solo popolo, bensì di un processo di arricchimento continuo, in cui niente di valido venga perduto, ma, anzi, ogni energia sia valorizzata in maniera efficace.

Impatto nel contesto italiano ed europeo ed eredità intellettuale

«Tommaso Cornelio rappresentò, senza dubbio, il personaggio-simbolo dell’Accademia degli Investiganti, non solo per esserne stato uno dei fondatori, ma soprattutto perché, proprio nel suo costante desiderio di vivere appartato, la sua stessa persona sintetizzava sia gli ideali dell’Accademia sia la formula espressiva della “risposta” agli attacchi della tradizione. Ne furono consapevoli in molti e prima fra tutti D’Andrea, che sapeva che Cornelio aveva scelto di vivere in “un luogo remoto”, in una “casetta” lontana dalla città, per evitare, sono parole del cosentino, “l’importuno commercio col volgo”. Un ozio volontario che lo faceva ormai apparire come «morto al mondo et a se stesso», scriveva D’Andrea a Francesco Redi il 17 settembre 1680» (A. Borrelli, 2015, p. 180).
Il ritorno a Napoli di T. Cornelio, alla fine del 1649, simboleggia un momento di rottura con il passato e l’inizio di una nuova epoca, intrisa di profondi cambiamenti. Lo stesso D’Andrea, negli Avvertimenti ai nipoti, ne parla in questi termini: «venuto in Napoli l’anno 1649 il nostro signor Tommaso Cornelio a cui la nostra città deve tutto ciò che oggi si sa di più verisimile nella filosofia e nella medicina, io fui il primo che abbracciassi quella maniera da lui propostaci di filosofare, con far venire in Napoli le opere di Renato delle Carte, di cui sino a quel tempo n’era stato a noi incognito il nome» (F. D’Andrea, 1990, p. 203). Con l’arrivo di T. Cornelio a Napoli, si dà avvio ad una forte opera iniziatrice nella storia del Mezzogiorno. T. Cornelio, dunque, maestro di buona parte degli Investiganti, diventa un simbolo da difendere al fine di formalizzare e perpetuare una tradizione. Il suo funerale, celebrato mesi dopo la sua morte, avvenuta il 28 novembre 1684, e voluto fortemente dall’amico F. D’Andrea, ha rappresentato, con una pubblica ostentazione, l’intenzione esplicita di far sopravvivere la sua memoria etica e morale. In T. Cornelio, D’Andrea ha voluto difendere un ideale di vita e pensiero che ha finito per confondersi con la sua stessa persona, tanto che alla fine del Seicento, egli ha voluto formalizzare l’attività degli Investiganti per poterla trasmettere alla storia. T. Cornelio muore nel momento in cui la gioventù colta di Napoli abbraccia la filosofia atomistica. È questo il periodo in cui le scuole gesuitiche iniziano a perdere terreno e la diffusione dell’atomismo, abbracciato anche da un giovane G. Vico, preoccupa a tal punto la Chiesa che decide di intervenire agendo su più fronti. La morte di T. Cornelio rappresenta una buona occasione per sferrare l’attacco. Farlo anche post mortem, ha significato, per i suoi avversari, recepire appieno la portata di consensi che avrebbe avuto la sua memoria presso l’opinione pubblica. D’Andrea, comprendendo l’importanza dell’accusa di ateismo da parte dei Gesuiti, riesce a far pronunciare l’orazione funebre dell’amico, tenutasi nella primavera del 1685 nella Chiesa di Santa Maria degli Angeli a Pizzofalcone, dal canonico della Cattedrale di Capua, don Luca Rinaldi, gesuita simpatizzante del galileismo. Il funerale, pur rappresentando un trionfo – la “maggiore soddisfazione” nella vita, a detta di D’Andrea –, non pone comunque fine agli attacchi a T. Cornelio che, a sei anni dalla sua scomparsa, al culmine del “processo agli ateisti”, viene difeso dalla solita accusa da Giovan Battista Ferace di Monte Ercole. Ma i continui attacchi a T. Cornelio ed ai novatores non sortiscono gli effetti sperati, perché il processo agli ateisti si conclude con la sconfitta dei Gesuiti e dei “nemici degli Investiganti”.
Con la morte di T. Cornelio e, successivamente, di L. Di Capua, nel 1695 e F. D’Andrea, nel 1698, si chiude, in maniera definitiva, un’epoca, quella che, attraverso le opere ed il pensiero degli Investiganti, ha visto Napoli e la cultura napoletana al centro della storia italiana ed europea. (Cfr. A. Borrelli, 2015, p. 180).

Bibliografia

Opere di Tommaso Cornelio

  • Meditationes de mundi structura, IV Idus Octobris 1646.
  • Timaei Locrensis Crathigenae Ad illustriss. marchionem Marcellum Crescentium epistola qua motuum illorum, qui vulgo ob fugam vacui fieri dicuntur, vera causa per circumpulsionem ad mentem Platonis explicatur, typis Manelphi Manelphij, Romae 1648.
  • Discorso dell’eclissi detto nell’Accademia degli Otiosi nel dì 29 di maggio 1652. Dato in luce per l'Accademico detto l'Arrestato, Napoli, C. Cavallo, 1652.
  • Progymnasmata physica ad illustrissimum & excellentissimum D. Dominicum Franciscum Marinum Caracciolum Abellinatum principem, typis haeredum Francisci Baba, Venetiis 1663.
  • Astronomia, 1668 (Bibl. Nazionale di Napoli, Misc. I.D. 16, ff. 361r-421v.).
  • Progymnasmata physica, Typographia J. Raillard, Neapoli 1688.
  • Thomae Cornelii Consentini progymnasmatis de sensu fragmentum posthumum, Romae, sumptibus I. Vitt. 1688.
  • Manuscriptum autographum philosophi praestantissimi Thomae Cornelii de Metempsycosy seu de transmigratione pythagorica, Cosentiae, Ex typografia Migliaccio, 1873.

Studi

  • Giulia Belgioioso, Cultura a Napoli e Cartesianesimo. Scritti su G. Gimma, P. M. Doria, C. Cominale, Congedo Editore, Lecce 1992.
  • Giulia Belgioioso, La variata immagine di Descartes. Gli itinerari della metafisica tra Parigi e Napoli (1690-1733), Milella, Lecce 1999.
  • Antonio Borrelli, Medicina e atomismo a Napoli nel secondo Seicento, Convegno Internazionale Atomisme et continuum au XVIIe siècle (Napoli, 1997), tr. it., Atomismo e continuo nel XVII secolo, Vivarium, Napoli 2000, pp. 341-360.
  • Antonio Borrelli, Tommaso Cornelio nella Napoli degli Investiganti, «L’Acropoli», Anno XVI, n. 2, 2015, p. 180.
  • Vittor Ivo Comparato, Cornelio, Tommaso, in Dizionario biografico degli italiani, Istituto della Enciclopedia italiana, 1960-, Vol. 29 (1983), Roma, pp. 136-140.
  • Franco Crispini, Metafisica del senso e scienze della vita. Tommaso Cornelio, Guida Editori, Napoli 1976.
  • Francesco D’Andrea, Avvertimenti ai nipoti, a cura di Imma Ascione, Napoli, Jovene, 1990, p. 203.
  • Gonario Deffenu, Il “Progymnasmata phisica” di Tommaso Cornelio, in «Episteme», VIII (1974), pp. 190-221.
  • Luigi De Franco, Un falso secentesco: a proposito di una pretesa opera di T. C., in «Riv. crit. di storia della filos.», XXX, 1975, pp. 420-431.
  • Alberto Labellarte, Atomismo e corpuscolarismo nella Napoli di fine Seicento, Armando ed., Roma 2019.
  • Aniello Langella, Tommaso Cornelio. Medico, filosofo e matematico membro dell’Accademia degli Investiganti, in Vesuvioweb, 2015, URL consultato l’8 giugno 2021.
  • Salvo Mastellone, Pensiero politico e vita culturale a Napoli nella seconda metà del Seicento, D’Anna, Messina-Firenze 1965.
  • Alessandro Ottaviani, Nuova scienza ed antiche questioni: Tommaso Cornelio fra i resti di un gigante ritrovato, in «Giornale Critico Della Filosofia Italiana», 8 (3), 2012, pp. 295-308.
  • Gaetanina Sicari Ruffo, Un eclettico del Seicento: il calabrese Tommaso Cornelio, in «Historica», A. 53, n. 3, 2000, pp. 142-145.
  • Salvatore Spiriti, Memorie degli scrittori cosentini, Forni, Napoli 1750, pp. 161-165.
  • Maurizio Torrini, Lettere inedite di T. C. a Marco Aurelio Severino, in «Atti e memorie dell’Accademia toscana di scienze e lettere La Colombaria, Accademia Toscana di Scienze e Lettere», XXXV, Firenze 1970, pp. 139-155.
  • Maurizio Torrini, Tommaso Cornelio e la ricostruzione della scienza, Guida Editori, Napoli 1977.

ARTICLE WRITTEN BY VALENTINA PASTORELLI | STORIADELLACAMPANIA.IT © 2021

Hinc felix illa Campania est, ab hoc sinu incipiunt vitiferi colles et temulentia nobilis suco per omnis terras incluto, atque (ut vetere dixere) summum Liberi Patris cum Cerere certamen. Hinc Setini et Caecubi protenduntur agri. His iunguntur Falerni, Caleni. Dein consurgunt Massici, Gaurani, Surrentinique montes. Ibi Leburini campi sternuntur et in delicias alicae politur messis. Haec litora fontibus calidis rigantur, praeterque cetera in toto mari conchylio et pisce nobili adnotantur. Nusquam generosior oleae liquor est, hoc quoque certamen humanae voluptatis. Tenuere Osci, Graeci, Umbri, Tusci, Campani.
[Plinius Sen., "Nat. Hist." III, 60]

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