Lilio, Luigi

Dizionario storico delle scienze naturali a Napoli dal Rinascimento all’Illuminismo

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Luigi Lilio (Cirò, 1510 – 1574?), medico, matematico ed astronomo del XVI secolo, è stato l’ideatore del Calendario Gregoriano. Ha studiato arti e medicina a Napoli.

Cenni biografici

Luigi Lilio (Giglio in italiano o Lilius in latino) nacque nel 1510 a Psycròn, oggi Cirò, un ricco feudo della Calabria Citeriore. Ebbe almeno un fratello, Antonio, con cui condivise l’interesse per gli studi scientifici. Conosciamo ben poco della vita di Luigi Lilio, tanto che in passato ne è stata persino messa in dubbio l’origine calabrese. Nulla era noto delle condizioni sociali della sua famiglia di origine della quale sembrava essersi persa ogni traccia. Riferimenti ben precisi sulla famiglia Lilio a Cirò sono recentemente emersi da alcuni atti del notaio Baldo Consulo e del notaio Giovanni Alboccino, depositati presso l’Archivio di Stato di Catanzaro (ASCZ). Questi documenti mostrano per la prima volta la presenza effettiva della famiglia di Luigi Lilio a Cirò nella seconda metà del Cinquecento.
È documentato che Lilio nel 1532 non era più in Calabria, ma a Napoli, dove studiava medicina. Nella Città partenopea era al servizio dei Carafa, non essendo sufficienti le sostanze paterne per sostenersi agli studi. A Napoli per tutto il XVI secolo, luogo pubblico degli studi fu il convento di S. Domenico Maggiore dove insegnavano i migliori cultori del diritto e della medicina. Nella città risiedevano, lontano dai loro feudi, i Carafa della Spina, signori del feudo di Cirò. I Carafa abitavano in Pizzofalcone nel sontuoso palazzo a forma di fortezza con spaziosi giardini che il conte Andrea fece costruire nel 1512.
Lilio a Napoli si trovò a studiare in una realtà molto stimolante. In quegli anni (1532 -1540) nella città partenopea si trovavano poeti e studiosi calabresi di notevole spessore culturale. La maggior parte di essi proveniva dalla celebre scuola cosentina del Parrasio e frequentavano la splendida Villa Leucopetra, sede di una vera e propria Accademia. Tra questi troviamo: Bernardino Martirano (1490 – 1548), noto umanista, nel Concilio di Trento fu nominato segretario interno del Concilio; Coriolano Martirano (1503 – 1557), suo fratello, vescovo e grande latinista; Antonio Telesio e suo nipote Bernardino Telesio, celebre filosofo; Francesco Franchini, arcivescovo di Massa e Piombino; Nicola Salerno e Giovanni Antonio Cesario che insegnavano il primo nella città partenopea, il secondo anche nello Studio di Roma. È probabile che Lilio sia entrato in relazione con il sodalizio di Villa Leucopetra che forse gli dette l’opportunità di allontanarsi dalla corte dei Carafa e di dedicarsi esclusivamente agli studi.
Conseguita la laurea in medicina, Luigi Lilio si trasferì a Roma e sulla base di un documento è accertato che nel 1552 era lettore di medicina presso lo Studio di Perugia. Non sappiamo dove e quando morì, ma molto probabilmente nel 1574, otto anni prima della promulgazione del calendario gregoriano.

Il Calendario Gregoriano

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Nel corso dei secoli la discordanza tra le date del calendario giuliano, in vigore dal 46 a.C., e l’equinozio di primavera, impone la necessità di correggere le regole adottate per registrare il tempo. Di questo problema soffre in particolare la Chiesa Cattolica, che già dal Concilio di Nicea del 325 aveva legato al novilunio e all’equinozio di primavera il suo mistero fondamentale: la Resurrezione di Cristo. I Padri del Concilio di Nicea avevano stabilito che la Pasqua di Resurrezione doveva essere celebrata nella domenica seguente alla XIV Luna (plenilunio) del primo mese dopo l’equinozio di primavera. Nella metà del 1500 il calendario giuliano aveva segnato come giorno dell’equinozio di primavera il 21 marzo, ma gli astri l’avevano indicato l’11 marzo cioè circa 10 giorni prima. In considerazione di ciò, la Pasqua veniva celebrata nel periodo astronomicamente sbagliato. Appariva ormai improcrastinabile la riformulazione del calendario, ma era un compito arduo da svolgere. Si trattava di correggere il computo per registrare il tempo e contemporaneamente evitare che l’equinozio astronomico di primavera rimanesse indietro, rispetto al calendario civile, com’era successo nel corso dei secoli.
Può essere opportuno aprire una breve parentesi astronomica per rendersi meglio conto del compito che impegnò Luigi Lilio e tutti gli studiosi che nel corso di 1300 anni si occuparono del problema. Le difficoltà astronomiche da risolvere riguardavano sia il moto apparente del Sole, sia il moto relativo della Luna. Si trattava di sincronizzare il tempo civile con gli indicatori celesti, mantenendo un vincolo inamovibile: la data dell’equinozio di primavera, convenzionalmente fissata in modo perenne al 21 marzo. Il moto dei pianeti, però, è tutt’altro che regolare ed uniforme. In particolare, non è uniforme il cammino della Terra attorno al Sole e, di conseguenza, nell’ottica pre-copernicana, non è neppure uniforme il moto apparente del Sole rispetto al nostro pianeta. L’anno che interessa alla società civile è composto dalle stagioni ed è riferito al Sole: si chiama anno tropico e rappresenta l’intervallo tra due passaggi consecutivi del Sole apparente per l’equinozio di primavera. Purtroppo, l’anno non contiene un numero intero di giorni e la sua durata varia, sia pure di poco, ogni anno. Ciò è dovuto al fatto che la Terra non presenta solo il moto della rotazione e della rivoluzione, ma è soggetta anche ad altri movimenti meno appariscenti; uno di questi, detto della “precessione degli equinozi”, consiste in una specie di moto di trottola che fa oscillare l’asse di rotazione con un periodo di circa 26 mila anni. Il moto orbitale della Terra è riproducibile solo nel suo complesso, ma una formalizzazione accurata deve considerare la variabilità di tutti i termini descrittivi, causata da altre oscillazioni proprie della Terra, da spostamenti di masse terresti, dalle perturbazioni gravitazionali degli altri pianeti e dal rallentamento della rotazione per effetto delle maree.
A metà del XVI secolo aver trascurato tutto ciò comportava un ritardo di circa 10 giorni della reale posizione della Terra nella sua orbita intorno al Sole, rispetto al calendario giuliano allora in uso. In breve, l’anno del calendario civile era considerato di 365,25 giorni, più lungo dell’anno tropico di cui era incerta la reale misura. L’interesse astronomico della Chiesa discende dall’aver connesso la celebrazione della Pasqua alle fasi lunari e all’equinozio di primavera. Il non saper proporre un metodo esatto per la determinazione della data della Pasqua, rischiava di compromettere l’autorità della Chiesa cattolica. Si doveva trovare un metodo indiscutibile, di validità perenne e di facile comprensione anche per chi non avesse specifiche competenze scientifiche.
Nel corso dei secoli, diversi pontefici, non pochi concili e molti studiosi di matematica e astronomia avevano tentato invano di trovare una soluzione. Per Copernico, chiamato in causa sotto il papato di Leone X, non era possibile arrivare ad un calendario perfetto poiché era incerta la misura dell’anno. Come è noto, egli attribuiva, erroneamente, la variabilità dell’anno tropico all’irregolare movimento degli equinozi. Tutti gli studiosi che nel corso di tredici secoli si occuparono di trovare una soluzione al calendario, pur avendo dissertato abbondantemente sulla durata dell’anno, non riuscirono a trovare un metodo sicuro che desse una data stabile e duratura all’equinozio di primavera dal quale dipende la Pasqua e tutte le altre feste mobili. Il calendario giuliano continuò, pertanto, ad essere utilizzato senza alcuna modifica e man mano che passava il tempo aumentava sempre più il divario tra il calendario civile in uso e il ciclo delle stagioni. Nel frattempo, si giunse al Concilio di Trento. Il Concilio di Trento (1545 – 1563) affrontò anche il problema della riforma del calendario. Durante le sue fasi pervennero alla Presidenza varie proposte di astronomi e matematici ma, per la vastità dei temi trattati, si decise di delegare la soluzione del problema alla Santa Sede.
Seguendo le indicazioni del Concilio di Trento, Papa Gregorio XIII subito dopo il suo insediamento decise di risolvere il problema. Nel 1574 nominò una Commissione costituita da astronomi, giuristi e teologi a cui affidò il mandato di valutare e approvare un progetto di riforma del calendario.
La Commissione esaminò diversi progetti, ma l’attenzione si concentrò sull’ingegnoso piano di riforma elaborato da Luigi Lilio. Il progetto presentato dal fratello Antonio, unico membro laico della Commissione, permetteva di mantenere l’equinozio di primavera in una data fissa e certa, il 21 marzo, e consentiva di determinare con precisione la data della Pasqua.
La Commissione accettò definitivamente il lavoro di Lilio che il 5 gennaio 1578 venne stampato in forma di Compendium e spedito dal papa alla comunità scientifica ed ai Principi cristiani, affinché esprimessero un preciso parere. I giudizi degli esperti, trentaquattro rapporti, furono quasi tutti positivi. Forte di questo risultato Papa Gregorio XIII il 24 febbraio 1582 con la bolla Inter gravissimas promulgò il nuovo calendario.
In generale, la semplicissima regola delle intercalazioni adottata dalla riforma “liliana”, che supera tutte le problematiche astronomiche legate alla misura dell’anno prima descritte, è la seguente:
(1) Un anno comune contiene 365 giorni; 366 giorni l’anno bisestile. Il giorno in più viene aggiunto alla fine di febbraio.
(2) Ogni anno dell’era cristiana dopo il 1582 se è divisibile per 4 è un anno bisestile.
(3) Fanno eccezione gli anni centenari che sono bisestili solo se sono divisibili per 400.
Per evitare dunque che si producessero accumuli di errori futuri, fu decretato che si cancellassero 3 giorni ogni 400 anni. Seguendo queste indicazioni non sono stati o non saranno bisestili gli anni 1800, 1900, 2200 etc.; sono stati e saranno bisestili gli anni 1600, 2000, 2400, 2800 etc. Invece di 100 giorni aggiuntivi ogni 400 anni secondo il calendario giuliano, vengono aggiunti 97 giorni in 400 anni che portano la lunghezza media dell’anno a 365 e 97/400 giorni. In quanto allo spostamento dell’equinozio di primavera, Lilio propose di eliminare 10 giorni dal vecchio calendario. Si andò a letto il 4 ottobre del 1582, era un giovedì, ci si svegliò il mattino dopo non il 5 ma il 15 ottobre del 1582. Furono i dieci giorni scomparsi dalla storia dell’umanità.
Lilio elaborò la riforma del calendario prendendo come riferimento il valore medio delle misurazioni dell’anno tropico di 365g 5h 49m 16s contenuto nelle Tavole Alfonsine. Come Lilio sia arrivato al valore annuo medio calendariale di 365,2425 giorni (365g 5h 49m 12s) è incerto nei particolari poiché il suo manoscritto non è mai stato stampato ed è scomparso senza lasciare traccia.
Risolto il problema dell’anno civile, non così semplice era il rimedio di correggere l’altro errore del calendario che consisteva nella retrodatazione dei noviluni. È la parte più interessante della riforma perché lo scopo fondamentale dei riformatori era che, nello stabilire l’epoca della Pasqua, non venisse tradita l’intenzione dei padri niceni, cioè che la Pasqua cristiana si celebrasse nella prima domenica dopo il plenilunio che seguiva l’equinozio di primavera.
Luigi Lilio mediante due equazioni accordò i due cicli, solare e lunare e propose una tabella di validità ultra-millenaria ed un originale e complicatissimo “ciclo delle epatte” che permette di conoscere l’età della luna al 1 gennaio di ogni anno. Se si conosce l’età della luna, ossia l’epatta il primo gennaio di un qualsiasi anno, si possono facilmente determinare tutti i giorni di quell’anno nei quali la luna sarà nuova o piena e di conseguenza si determina senza incertezza la data della Pasqua.

Bibliografia

Opere di Luigi Lilio

Compendium Novae Rationis Restituendi Kalendarium, Romae Apud haeredes Antonij Bladij impressores camerales, 1577 [Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, MAGL.12.6.59/a.]. Benché il Compendium sia stato scritto da Alfonso Chacon, membro della Commissione del Calendario, essendo una sintesi del manoscritto di Luigi Lilio, è l’unico testo a lui riferibile. Tutto il resto è andato perduto e non è stato mai stampato.

Studi

  • AA.VV., Gregorian Reform of The Calendar in Proceedings of the Vatican conference to commemorate its 400th anniversary, 1582-1982, a cura di G. V. Coyne, S. J., M.A. Hoskin and O. Pedersen, Specola Vaticana, Citta del Vaticano, 1983.
  • Ferdinand Kaltenbrunner, Beiträge zur Geschichte der gregorianischen Kalenderreform. Die Kommission unter Gregor XIII nach Handschriften der Vatikanischen Bibliothek, in Sitzungsberichte der philosophisch-historischen Klasse der Kaiserlichen Akademie der Wissenschaften XCVII, 1880, pp. 48-54.
  • Demetrio Marzi, La questione della riforma del Calendario nel quinto Concilio Lateranense (1512-1517), Firenze, 1893.
  • Gordon Moyer, Il Calendario Gregoriano, in Le Scienze, Ed. Italiana di Scientific American, n. 167, Luglio 1982, pp. 72-82.
  • Gordon Moyer, Aloisius Lilius and the Compendium Novae Rationis Restituendi Kalendarium in Gregorian Reform of the Calendar in Proceedings of the Vatican conference to commemorate its 400th anniversary, 1582-1982, a cura di G. V. Coyne, S. J., M.A. Hoskin and O. Pedersen, Specola Vaticana, Citta del Vaticano, 1983. pp. 71-89.
  • C. Philipp E. Nothaft, Scandalous Error Calendar Reform and Calendrical Astronomy in Medieval Europe, Oxford University Press, Oxford, 2018.
  • Joseph Schmid, Zur Geschichte der Gregorianischen Kalenderreform, in Historisches Jahrbuch, Vol. III, 1882, pp. 393-405; Biblioteca Apostolica Vaticana, Cod. Vat. Lat., 6193, 354; c) Biblioteca Apostolica Vaticana, Cod. Vat. Lat., 5645.
  • Noel M. Swerdlow, The origin of the Gregorian civil Calendar, in «Journal of the history of Astronomy», V, 1974, pp. 48-49
  • Noel M. Swerdlow, The length of the year in the original proposal for the Gregorian Calendar, in «Journal of the history of Astronomy», XVVII, 1986, p. 110.
  • Dirk Steinmetz, Die Gregorianische Kalenderreform von 1582, Verlag DirK Steinmetz, Oftersheim, 2010.
  • Francesco Vizza, La famiglia Lilio nella Cirò del XVI secolo, in Archivio Storico di Crotone, [URL consultato il 4/08/2020].
  • Francesco Vizza, il Calendario Gregoriano, in Come Vadia il Cielo Mostra - bibliografica in omaggio ai cento anni della Società Astronomica Italiana (1920-2020), Firenze 19 febbraio-5 marzo 2020, Società Bibliografica Toscana, 2020, pp. 47-61.
  • Francesco Vizza, Il calendario Gregoriano e i dieci giorni scomparsi dalla storia, Sapere, Edizioni Dedalo, anno 86°, n. 4, Bari, 2019, pp. 36-40.
  • Giuseppe Capoano e Francesco Vizza, Luigi Lilio il Dominio del Tempo, a cura di Sieglinde Borvitz, Becco Giallo, Padova, 2017.
  • Egidio Mezzi e Francesco Vizza, Luigi Lilio Medico Astronomo e Matematico di Cirò, Laruffa Editore, Reggio Calabria, 2010.
  • Francesco Vizza, Luigi Lilio e il suo tempo in Note e Rime per Aloysius Lilius, Falco Editore, Roma, 2011, pp. 48-49.
  • Massimo Mazzoni e Francesco Vizza, Luigi Lilio e la riforma del Calendario in Atti del XXX Congresso della Società Italiana degli Storici della Fisica e dell’Astronomia (SISFA), Urbino, 2011, pp. 85-91.
  • Francesco Vizza, Vita e opera di Luigi Lilio, principali documenti rinvenuti, in Atti del Convegno Aloysius Lilius, Cirò 22 ottobre 2010, a cura di A. F. Amodeo, Centro Stampa, Cirò Marina, 2011, pp. 25-63.
  • Francesco Vizza, Contenuti storici e scientifici del graphic novel Luigi Lilio il Dominio del Tempo, in Grafisches Erzahlen als Kunstforschung. Figures der Epistome in der italianischen graphic novel, a cura di Sabrina Maag e Luca Viglialoro, Culture und Technik, Band 36, Lit Verlag Dr. W. Hopf, Berlin, 2020, pp. 83-104.

ARTICLE WRITTEN BY FRANCESCO VIZZA | STORIADELLACAMPANIA.IT © 2020

Hinc felix illa Campania est, ab hoc sinu incipiunt vitiferi colles et temulentia nobilis suco per omnis terras incluto, atque (ut vetere dixere) summum Liberi Patris cum Cerere certamen. Hinc Setini et Caecubi protenduntur agri. His iunguntur Falerni, Caleni. Dein consurgunt Massici, Gaurani, Surrentinique montes. Ibi Leburini campi sternuntur et in delicias alicae politur messis. Haec litora fontibus calidis rigantur, praeterque cetera in toto mari conchylio et pisce nobili adnotantur. Nusquam generosior oleae liquor est, hoc quoque certamen humanae voluptatis. Tenuere Osci, Graeci, Umbri, Tusci, Campani.
[Plinius Sen., "Nat. Hist." III, 60]

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